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"Il Cambrun", Mons. Vignolo, Giolitti e i poveri di Cavour

Già nel 1850 -  si legge nella tesi sull’Ospedalino di Gabriella Martina – gli amministratori si lamentavano delle alte spese per la beneficienza, constatando che il numero dei poveri del comune “…cui l’istituto deve provvedere” era molto superiore a quello che l’istituto stesso avrebbe potuto soccorrere.

Nell’impossibilità materiale di poterli ricoverare tutti, da tempo si impiegavano risorse per aiutarli al loro domicilio, soprattutto nella stagione invernale quando le situazioni si facevano drammatiche e i poveri si rivolgevano di più all’ospedale per ottenere aiuto.
E’ nel contesto di questa situazione (vedere anche la curiosità 90 /  Il Pauperismo a Cavour) che, nel 1860, viene eletto vicario Mons. Giovanni Maria Vignolo, grande benefattore, che resterà a Cavour (dove è anche sepolto) per ben 42 anni.
Fra le molte sue opere (ricostruzione e abbellimento della parrocchiale, edificazione della Chiesa di Maria Ausiliatrice, dell’ospizio di S. Giuseppe, ecc.) vi fu anche il “cambrun” (camerone), una struttura ricovero per poveri realizzata nel cortile dell’ospedale.
L’idea di una simile struttura, già ipotizzata nel 1852, era stata poi accantonata “date le eccessive spese”.
Utilizzato ancora negli anni cinquanta/sessanta del ‘900 e da molto tempo in rovina, del cambrun si torna a parlare oggi nell’ambito del progetto “Casa della Salute”, il poliambulatorio ASL che l’attuale amministrazione comunale ha messo al centro del suo programma elettorale e che prevede il suo abbattimento per far posto ai nuovi ambulatori.
Molti “vecchi del camerone” conobbero Giolitti, che come sappiamo, visse e morì a Cavour.
Del più rappresentativo di essi, un certo “Tula”, si parla su “La Gazzetta del Popolo” in occasione del 25° Anniversario della morte dello Statista: “… tutto il paese – si legge – converrà al servizio religioso; ci saranno anche molti anziani con il cappello a lobbia, colletto duro, baffi gagliardi, veri immagini giolittiane; e ci saranno i vecchi del “camerone” – che è un ospizio - , alcuni dei quali conobbero “Sua Eccellenza” e ne furono beneficiati. Mancherà però il più rappresentativo di essi, “Tula”, morto ottantasettenne alcuni mesi or sono.
L’avevamo rivisto l’autunno scorso, quando erano stati inaugurati sulla facciata del Municipio i busti di Cavour e di Giolitti: “Tula”, si levava il cappello parlando di “Sua Eccellenza”, aveva lavorato da muratore in casa Giolitti, diceva che più d’una volta aveva viso una gazza andare a beccare nel piatto del Presidente e che lui non voleva che la facessero volare via… E ancora, che quando Giolitti usciva di casa
(V. Plochiù, ndr), loro erano lì ad aspettarlo perché distribuiva fogli da dieci: uno aveva l’abitudine di fingere di lavorare e nell’attesa scavava, spostava sassi dal selciato…”.
Sui bollettini parrocchiali “L’ANTENNA SULLA ROCCA”, la provenienza dal Camerone veniva specificata per i defunti, così come lo era per quelli provenienti dall’Ospizio Cottolengo.
Curiosità: nella rubrica “REVIVAL ‘50” DI Mirko Maggia (L’Eco Mese lug/ago 2007) si legge “CAVOUR, luglio 1953 – Singolare scoperta al “Camerone”, dipendenza dell’Ospedale che ospita alcuni anziani. Un logoro materasso, donato dagli eredi di un facoltoso signore scomparso nel 1918, nascondeva 200mila lire in banconote fuori corso.”

 


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