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Il Gigante, i danzatori e la Torre di Bramafam sulla Rocca di Cavour

Il Gigante, i danzatori e la Torre di Bramafam sulla Rocca di Cavour

“Giove, assalito dai Giganti nella sua celeste sede – così scriveva all’inizio del ‘900 Luigi Gramegna nel suo romanzo storico IL TESORIERE DEL DUCA, ambientato anche a Cavour e sulla Rocca – ebbe non poco a penare per salvarsi dagli enormi macigni che gli scagliavano i terribili colossi. Tuttavia riescì a dominarli; molti ne precepitò all’Inferno e gli altri seppellì vivi sotto isole e sotto montagne, tantochè ancora ai giorni nostri la terra è qualche volta scossa dai loro formidabili sussulti. Uno solo sfuggì alla giusta ira del dio: Bram, figlio d’Urano.
Bram non attese che Giove lo piombasse nell’Averno o sotto l’Etna; staccò dalle Alpi una rupe, se la pose in testa e, messosi così al sicuro dai fulmini celesti, fuggì verso il piano arrestandosi soltanto quando le gambe cominciavano a piegare sotto il peso immane. Giove lo credette spacciato, ma s’ingannava: altrettanto fortunato quanto astuto, Bram, stando accovacciato sotto la rupe, respirava comodamente per una fessura che attraversava il masso dalla cima al fondo. Tuttavia, per farsi creder morto, stette un gran pezzo immobile; poi cominciò a lavorar pian piano colle unghie, ed in poco tempo la stretta fessura diventò un pozzo abbastanza largo perché egli si potesse comodamente arrampicare fino alla vetta.
Giunto lassù, s’accorse d’aver appetito. Colle macerie scavate dal pozzo alzò una larga ed alta torre, dalla cima della quale il suo sguardo poteva spaziare per un giro di dieci miglia e scorgere qualsiasi preda. Così potè vivere comodamente un buon numero di secoli, salendo alla torre ogni qual volta la fame lo tormentava, il che naturalmente atterriva gli abitanti dei luoghi vicini che si cacciavano nelle loro tane urlando: - Salviamoci! Bram ha fame! 
Ma un bel giorno il vecchio Giove s’accorse che il furbo gigante esisteva ancora. Attese che, spinto dall’appetito, sporgesse la gran testa dalla torre e lo incenerì       con una saetta infuocata. Bram scomparve, ma rimase la torre, che d’allora in poi fu detta di Bramafame…”
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“Questo nome – scrive Giorgio di Francesco in “CAVOUR, pagine di microstoria – nell’area del Piemonte e della Valle d’Aosta, fu comune a molte torri medievali e si conservò in epoche successive quando queste torri vennero trasformate in torrioni, con lavori esterni atti a dar loro  protezione contro le moderne armi da fuoco”.
“Una torre di Brmafam esisteva anche a Revello, una a Bardonecchia e un’altra ad Aosta. Il significato resta però difficile da comprendere. Infatti, dal confronto dei diversi molti toponimi (Bramafam, Bramafan, Bramefam, Bramefaim, ecc…) presenti anche oltralpe, si evince che non sempre si tratta di località con insediamenti difensivi, ma, più spesso, si tratta di oronimi (sommet de Bramefan, bois de Bramefan, Terril de Bramefam, ecc…) o addirittura di idronimi (rio Bramafam / Forno Alpi Graie, ruisseaux de Bramefaim / Isère, ecc…)…”.
Jacques Auguste de Thou, storico contemporaneo del Lesdiguières, nel 1592, definisce  questo nome “popolare” (Tourris Bramafama Vulgo dicta) e così descrive la Rocca e la Torre:
“Questo monticello o Rocca, di sua natura serve di specula e di difesa ai campi che qua e là dintorno le sono soggetti.
Sulla cima vi si scorge un Castello o cittadella da ogni lato inaccessibile, al quale è associato un torrione, edificato in faccia ad esso, circa 100 passi discosto, il resto delle fortificazioni intorno ad esso torrione non è che un vivo sasso inciso a guisa di mezza luna, acciò da nessun canto, contro a detto Castello, nessuna impresa si possa tentare”.
Secondo Giovanni Peyron furono i signori di Racconigi a costruire il torrione, detto Torre di Bramafame, fra il 1562 e il 1572, completando così la fortezza sulla Vetta della Rocca, già costituita da un Castello e da un Forte rispettivamente del secolo XI e XIII. 
Nel 1989, a Cavour, sono nati i DANZATORI DI BRAM, un gruppo folkloristico costituito da adulti, ragazzi e bambini che da decenni ormai, utilizza  la musica e la danza popolare per diffondere non solo la tradizione e la cultura italiana, ma anche quella europea, naturalmente nel nome di BRAM.


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