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Mons. Arato, il "papà" del primo Museo Archeologico a Cavour

E’ stato scritto che “per costruire il futuro, bisogna prima sognarlo”, e sicuramente un museo a Cavour è stato uno dei sogni di Mons. Bernardo Arato più di cento anni fa.  
Nato a Buttigliera d’Asti l’8 febbraio 1853 e ordinato sacerdote nel 1877, venne inviato a Cavour nel 1878 in aiuto al “venerando vicario” Mons. Vignolo. Alla morte di quest’ultimo, avvenuta nel 1902 diventerà a tutti gli effetti Vicario Foraneo di Cavour, carica che sarà sua fino alla morte avvenuta nel 1927: quasi cinquant’anni al servizio della comunità cavourese.  
Molto attento fra l’altro alla gioventù “…bisognosa più che altri degli aiuti spirituali, per conoscere e amare la verità e il bene, crescere costumata e virtuosa, ed essere il conforto della famiglia e un giorno, il sicuro presidio della società”, fu Presidente dell’Asilo Infantile, facendo anche erigere l’allora Oratorio di Maria Ausiliatrice.
“Amiamo la nostra casa e la nostra Parrocchia e aiutiamola” era il suo motto.
Amante del sapere e degli studi, pubblicò diverse opere a carattere religioso (alcune tradotte in diverse lingue) e abbellì ancora di più la Chiesa Parrocchiale con le Cappelle del Sacro Cuore, del Crocifisso e con il tempietto dell’Immacolata. 
L’attenzione grande anche verso le cose del passato lo porteranno (già a fine Ottocento – inizio Novecento) a conservare e a riordinare una “discreta raccolta di oggetti del passato cavourese” avuti in dono, barattati e anche acquistati, che diventeranno “La collezione della Casa Parrocchiale di Cavour” (citata anche da Piero Barocelli sul Bollettino della Società Piemontese di Archeologia e Belle Arti nel 1931) interamente donata nel 1971 al Comune per il cosiddetto Museo dell’Abbazia che, nel 2008, diventerà il NUOVO MUSEO ARCHEOLOGICO di CABURRUM.  
Nell’inventario di questi ritrovamenti compilato meticolosamente dal 1905, compare anche il seguente pensiero autografo di Mons. Arato: “La cultura moderna non solo prepara e cerca prevedere il futuro, ma si stende sopra il passato con una insistenza e passione che forse nessuna età conobbe quanto la nostra.
Anche nei piccoli musei, come questo parrocchiale di Cavour, si conserva ogni reliquia del passato, spiacenti che talvolta sia stato difetto dei nostri antenati se, non pochi monumenti e documenti dei tempi che li avevano preceduti, andarono perduti. 
Dobbiamo augurarci che l’amore verso il passato si estenda non solo agli studiosi, ma anche agli operai, agli agricoltori”.
E’ sepolto a Cavour accanto a Mons. Giovanni Vignolo, al teologo Carlo Filippi, a Don Alessandro Bosco, a Don Mario Amore e al missionario Padre Luigi Bruno.
In famiglia anche un fratello Missionario Salesiano e due sorelle suore.
Fu membro del Comitato d’Onore per quella che doveva essere una cappella votiva sulla vetta della Rocca e, nel 1905, insieme con illustri personaggi (fra gli altri il teologo Felice Alessio, il prof. Dott. Alessandro Portis, gli storici Ferdinando Gabotto e Carlo Patrucco) fu presente alla rimozione e alla ricostruzione dell’altare della cripta dell’Abbazia di Santa Maria nel tentativo di ritrovare le disperse reliquie di San Proietto.
Giovanni Giolitti, nella ricorrenza del suo Giubileo, gli aveva fatto dono di una pianeta interamente ricamata e dorata, ora conservata nel Museo d’Arte Parrocchiale di Cavour. Papa Leone XIII lo aveva insignito della dignità di suo cameriere segreto.


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