Curiosità: Giolitti, la maestra Boaglio e le mucche
“Erano gli anni in cui a Roma – scriveva Felicita Boaglio in una memoria conservata dal nipote Franco Zavattaro – era capo del governo l’uomo di Dronero, il vecchio, saggio, austero, volitivo Giolitti, che di tanto in tanto si concedeva una pausa di riposo rifugiandosi a Cavour.
“Figura inconfondibile la sua: ad una innata distinzione associava una personalità che si arricchiva di inaspettate doti di umanità che la scrivente ebbe modo di scoprire in prima persona.
“Figlia di modesti agricoltori che mi avevano voluta “maestra”, ero diplomata da pochi giorni e, a titolo di premio per la buona riuscita dei miei studi, mi era stato comandato di dare un aiuto, mattina e sera, al mandriano salariato.
“I pascoli delle mandrie di mio padre confinavano coi terreni di proprietà Giolitti. Preciso come un cronometro, quotidianamente, “Sua Eccellenza” usava fare una passeggiata sino al limite delle sue terre. Da anni mi conosceva e sempre s’informava sui risultati dei miei studi; lo fece anche quel lontano mattino di luglio. Ero depressa e mortificatissima considerando che l’acquisito diploma faceva a pugni col mio compito di mandriana e parlandone non seppi frenare il pianto. La sua sonorissima risata e le parole che ne seguirono furono balsamo per la mia offesa dignità e non le ho mai dimenticate. In dialetto, forse per dare maggior presa alle sue asserzioni, mi chiese a chi appartenessero le povere mucche incriminate: “… a mio padre, naturalmente”! fu la mia lagnosa e stupita risposta. “E allora sii fiera e non vergognarti di essere comproprietaria di tanto ben di Dio”!
“Al pomeriggio, ripetendo senza varianti il suo quotidiano itinerario, mi chiamò sulla strada e mi consegnò una grossa scatola di cioccolatini “quale omaggio di Giovanni Giolitti alla neodiplomata”.
“Era la prima che ricevevo nella mia vita e la commozione, la gioia, lo stupore, diedero stura ad una nuova ondata di pianto, dolcissima stavolta.
“Giovanni Giolitti, il duro inflessibile capo del governo, era anche questo”.
Felicita Boaglio (Felicina) nata nel 1907 e diplomata maestra elementare, diventa insegnante di ruolo nel 1932 e da quel momento esercita la professione non solo a Cavour, ma anche ad Entraque, Bricherasio, Frossasco, Babano, dove rimarrà per scelta 34 anni, dedicandosi poi al volontariato sociale.
Medaglia d’Oro da parte del Ministero della Pubblica Istruzione, morirà a Cavour nel 1993.
Nel marzo del 2002 il Comune di Cavour le ha dedicato una piccola piazza.














