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"Una gita di campagna" di Claudia Buratto

Racconto dedicato a Tuttomele

 

Pubblichiamo il racconto intitolato "Una giornata in campagna" di Claudia Buratto che ha vissuto a Cavour ed è il resoconto della giornata che tutti gli anni dedica all'evento di novembre, Tuttomele.

La signora Claudia è legata a Cavour, qui risiedevano alcune cugine di sua nonna, nonché per molti anni anche sua sorella. Lei stessa ha vissuto a Cavour nel periodo della seconda guerra mondiale, sfollata da Torino con i 3 figli e incinta del quarto che è poi nato nel '44 proprio a Cavour.

 

 

"Alla fine arriva novembre.

A me l'inverno non piace proprio e men che meno questo mese che comincia in maniera così solenne, prima i santi e poi i morti!

Ma mentre tutti si affannano a fare le valige per un ponte di qualche giorno o a portare mazzi di fiori al cimitero, io sono già proiettata alla settimana seguente, quando comincia il “Tuttomele” a Cavour.

Vivo in città da molti anni, ma torno tutti gli anni nel mio luogo del cuore per immergermi nella festa più terrena che ci sia.

Il legame forte che sento con quella zona viene dal ramo femminile della mia famiglia: mia nonna nacque a Pinerolo, e passò da sfollata gli anni della guerra nella vicina Cavour, appunto. Tra i due paesi poi ci sono una miriade di cugini sparsi nelle campagne e di cui quasi ignoro l'esistenza.

Quindi sì, appena mi metto in macchina e percorro la strada che mi porta nel paese delle mele, mi sento già felice. Tiro giù il finestrino anche se fa freddo e assaporo l'aria pungente, mescolata all'odore della terra umida. Le piante perdono le foglie, ma hanno ancora quel colore dorato e rossastro che sa di incanto.

Arrivo al parcheggio dedicato ai visitatori, chiudo la macchina e mi avvio a piedi verso il centro del paese. Annuso l'aria, profuma di legna bruciata, di castagne, di frittelle di mele. Nella piazza della scuola sono già montati i primi banchi dei produttori. Hanno schierato le cassette con cura. Sul banco, ecco i prodotti che derivano dal frutto profumato: marmellata, succo, confettura, chips e cugnà, una mostarda piemontese di frutta.

Sorrido a un contadino che vuole farmi assaggiare un cucchiaio di miele della zona e tiro dritto verso il centro storico di Cavour. Che è bello quasi quanto le mele, ma oggi sono loro le regine. Dunque, non vi racconterò dei cortili di ciottoli che si aprono dietro ai pesanti portoni di legno intarsiato, della roggia che scorre perpendicolare alla via principale, con uno scorcio da cartolina di fiori e d'acqua.

Vado dritta alla piazza del vecchio mercato coperto perché so che lì sono esposte tutte le varietà di mele della zona. Sono centinaia, alcune sono state riprese dal passato creando nuovi innesti con tipologie di mele pressoché scomparse.

È un tripudio per gli occhi, una scala cromatica che inebria e va dalla mai banale grigia di Torriana alla sfacciata Jonagold gialla.

In mezzo, le mille sfumature dal rosso al rosa al verde. Sono disposte in modo da formare diverse forme geometriche, triangoli, cerchi, piramidi. Sono parte integrante di nature vive piene di fantasia volte a rappresentare i paesi da cui provengono, con gli attrezzi che fanno bella mostra insieme agli altri prodotti della terra, fiori, piante, verdure.

Vorrei assaggiarle tutte, toccarle tutte, ma so che non mi è permesso e mi trattengo a stento. Scatto foto da ogni inquadratura, perché questi frutti non sono solo buoni da mangiare ma appagano anche l'occhio con le loro cangianti sfumature.

Non paga di questo primo approccio di stile carioca, mi inoltro nelle strade laterali che portano alla piazza del peso. Qui, sotto una grande tensostruttura, si tengono i seminari e gli incontri a tema “melesco” e soprattutto si possono ammirare e acquistare tutte le varietà di mele disposte con ordine nelle cassette. La scala cromatica è unica nel suo genere e ti porta a pensare che la natura è perfetta così com’è. Noi che abitiamo in maniera schizofrenica questo mondo dobbiamo solo inginocchiarci di fronte a tanta bellezza.

Esco dal padiglione, sono di nuovo avvolta dai profumi e dai suoni della piazza. Una rumorosa esposizione di trattori fa da sottofondo alle urla dei ragazzi sulle immancabili attrazioni del piccolo luna park.

La luce si fa fioca, fra poco sarà buio. Alzo lo sguardo al cielo e la guglia del campanile mi distoglie per un attimo dalla celebrazione pagana di queste terre così ricche di prodotti.

Ma è un attimo davvero, sono arrivata davanti alla pasticceria più famosa che sforna mini strudel a ritmi di catena di montaggio. Il pacchetto fragrante nella mia mano è il dono che mi faccio per questa giornata piena di magia. E di gioia.

Mangerò lo strudel a casa insieme a una tisana calda.

Mi avvio verso la macchina con il cuore leggerissimo."

 


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