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Museo "CABURRUM"Il nuovo MUSEO, nato dalla collaborazione tra il Comune di Cavour e la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Piemonte e del Museo Egizio di Torino, con il finanziamento del Settore Musei della regione Piemonte e della Compagnia di SANPAOLO, presenta i reperti archeologici recuperati nel corso di rinvenimenti casuali ed indagini mirate nel territorio di CAVOUR. In occasione dell'inaugurazione del MUSEO CABURRUM all'ABBAZIA di SANTA MARIA,pubblichiamo un articolo comparso nel 1996 sull'opuscolo "PROCAVOUR i nostri Primi 40 anni":
All’ABBAZIA di Santa Maria un piccolo tesoro
IL MUSEO
a cura del Gruppo di Ricerca Storica della Procavour
Una lunga storia quella del nostro Museo, tanto lunga da contare quasi un secolo di vita.
Esisteva, nel 1905, una discreta raccolta di “oggetti del passato cavourese” che, l’allora Vicario Foraneo, Mons. BERNARDO ARATO, aveva meticolosamente ordinato nel “MUSEO PARROCCHIALE DI CAVOUR”.
I reperti, in gran parte di epoca romana, erano piccoli oggetti (anfore, specchietti, monete, vasetti, cocci e frammenti. Fra questi vi erano anche tombe, lapidi e cippi funerari. Il tutto dislocato in due piani della casa parrocchiale e nel cortile della medesima.
Quasi tutti i pezzi erano atti di donazione, mentre alcuni, probabilmente, erano stati acquistati o barattati, come il “Cippo di Mannio” che, dalla corrispondenza tenuta dal Prof. Comm. Bernardino Peyron (1818-1903) con l’illustre archeologo Promis, risulta essere stato acquistato dal Parroco (mons. B. Arato) in cambio di tre posti gratuiti all’Asilo Infantile per un anno.
Nell’introduzione dell’inventario del Museo, redatto da Mons. Arato, si legge, fra l’altro, il rammarico che “... talvolta sia stato difetto dei nostri antenati se non pochi monumenti e documenti dei tempi che li avevano preceduti andarono perduti”, ed infine l’augurio che “... l’amore verso il passato si estenda, non solo agli studiosi, ma anche agli operai, agli agricoltori”.
Verso il 1970 il Vicario di Cavour, Don Mario Amore, consegna al Comune di Cavour il materiale del MUSEO PARROCCHIALE, affinché sia esposto all’ABBAZIA DI S. MARIA (restaurata pochi anni prima), “... dove i visitatori potranno così prendere cognizione delle origini e della storia di questa terra”.
Nel 1972 la Pro Loco, chiamata già da qualche anno a collaborare con il Comune per la gestione dell’Abbazia, nella persona del compianto Edmondo Destefanis, inizia, coadiuvata dagli Scout di Torino, i lavori di ricerca e di restauro della camera da adibirsi a museo, nei locali del vecchio monastero. Per la pavimentazione saranno recuperate e ripulite con estrema pazienza e cura, una ad una, le mattonelle d’epoca di un’antica abitazione adibita a.... pollaio (!), nella proprietà Priotti a Gemerello.
Nel 1974, tutta la documentazione del NUOVO MUSEO viene consegnata alla Soprintendenza.
Nel 1976, sempre a cura della Pro Loco, viene curata la prima illuminazione e, negli anni successivi, si tenterà di arricchire la collezione, che però viene decimata da deplorevoli furti.
Nel 1985 un piano di rilancio viene curato dalla Pro Loco , con la risistemazione dei reperti e dei relativi cartellini, con l’allestimento di mostre storiche, con l’inserimento dell’Abbazia nei più importanti itinerari turistici di Cavour e la creazione di un servizio volontario di visite guidate.
Ricavati ulteriori spazi espositivi al 1° piano del monastero, si provvede anche finanziariamente per assicurare la custodia, arricchire il materiale espositivo e rifare l’intero impianto di illuminazione.
Oggi il MUSEO, orgoglio grande di Monsignor Arato, pur mutilato e ferito, resiste con l’altera fierezza di coloro che lo hanno voluto ed amato.
Si accontenta delle “medicazioni più urgenti e provvisorie” assieme a tutto il complesso abbaziale, in attesa di qualche cosa di più dagli Enti competenti, qualche cosa che gli è dovuta, che lo trasformi e che gli dia la facoltà di parlare di CAVOUR e della sua storia, così come la STORIA DI CAVOUR si merita.Ultimo aggiornamento pagina: 29/07/2010 11.35.00 |
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